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  • SEO in pillole #4: usa gli strumenti di analisi

    SEO in pillole #4: usa gli strumenti di analisi

    Scrivere contenuti interessanti e ottimizzati SEO non è sufficiente a scalare il Page Rank. Dopo la pubblicazione dobbiamo monitorare l’andamento del nostro sito per scoprire dove e come intervenire per migliorare le nostre performace. Scopriamo quindi come usare gli strumenti di analisi!

    Lo si ripete spesso e lo dicono anche i “guru” della SEO, non esiste una formulina magica che basta applicare per riuscire ad apparire sempre più in alto nella Serp. Per questo esistono dei tool che possono aiutarci a comprendere quali sono i nostri punti deboli, fornendoci la possibilità di migliorare. 

    Il primo tra tutti è la Google Search Console di Google, di cui abbiamo già parlato nel precedente articolo di questa Rubrica. Come funziona e come ci può aiutare a migliorare la nostra SEO?
    Accedendo alla Search Console per il nostro sito, troveremo una serie di funzioni elencate in una sidebar alla sinistra dello schermo. Il menù che andremo a selezionare è “Traffico di Ricerca”, che contiene una serie di voci di sottomenù che ci danno informazioni preziosissime. Ad esempio la “Analisi delle ricerche” ci dice quali parole/frasi hanno portato alla visualizzazione del nostro sito nelle ricerche degli utenti; i “Link che rimandano al tuo sito” ci dicono quali siti rimandano al nostro e che stanno creando la nostra reputazione; la “Usabilità da dispositivi mobili” è un rapido check della performance del nostro sito su tablet e cellulari, che sappiamo essere sempre più fondamentale.

    Un altro strumento fondamentale per l’analisi del nostro sito è Google Analytics. Dal pannello di controllo possiamo conoscere il traffico generato, dove sono situati gli utenti che ci fanno visita e quindi se il nostro pubblico è strettamente nazionale o internazionale, le pagine che vengono visitate, il Bounce Rate e come siamo stati trovati.
    É facile capire per esempio che se da una analisi ci accorgiamo che chi arriva sul nostro sito è soprattutto un utente straniero e abbiamo un Bounce Rate elevato, probabilmente abbiamo delle keyword fortissime, ma dobbiamo pensare a tradurre i nostri contenuti e avere un sito multilingua per intrattenere il nostro pubblico.

    L’ultimo tool di cui vogliamo parlare è Google AdWords. Non è strettamente legato alla SEO, ma come abbiamo spiegato SEO e SEM dovrebbero andare a braccetto, pertanto le campagne pay-per-click fanno parte del lavoro per riuscire a scalare il Page Rank e raggiungere il maggior numero possibile di utenti/clienti.

    Riepiloghiamo quindi gli strumenti di analisi da usare e che ci aiutano a migliorare il nostro sito:

    [learn_more caption=”Imposta e usa la Search Console”] Per scoprire, tra le altre cose, con quali parole chiave viene trovato il tuo sito, in che posizione viene visualizzato nelle ricerche e il rapporto Visualizzazioni/Click (CTR Click Through Ratio), nonché quali altri siti ti stanno linkando, creando così la tua reputazione[/learn_more]

    [learn_more caption=”Imposta e usa Google Analytics”]Per scoprire, tra le altre cose, quanti visitatori ha il tuo sito, le keyword che usano per trovarlo e quali pagine visitano[/learn_more]

    [learn_more caption=”Usa campagne Pay-per-Click a supporto della SEO”] Gli annunci sponsorizzati di AdWords ti aiuteranno a dare visibilità al tuo sito e ai tuoi servizi e vedrai incrementare il traffico[/learn_more]

    [learn_more caption=”Diversifica le tue risorse di traffico”] Google è sicuramente una grandissima risorsa, ma affidarci completamente a loro potrebbe essere rischioso. Quindi non dimentiamo di procurarci visibilità anche in altri modi (social sharing, newsletter, ecc.)[/learn_more]

    Ecco gli strumenti di analisi principali che abbiamo a disposizione, e quasi sempre in modo gratuito, per monitorare e analizzare non solo il nostro sito, ma soprattutto il comportamento degli utenti che lo visitano.
    Vedrete che usare e imparare ad interpretare quello che questi strumenti di analisi ci dicono, potrà aiutarvi a migliorare sia i contenuti ma anche il posizionamento nel Page Rank.

  • Tipografia #3: pesi e stili dei FONT

    Tipografia #3: pesi e stili dei FONT

    Eccoci con un nuovo articolo della rubrica sulla Tipografia. È arrivato il momento di addentrarci nei tecnicismi di questo argomento: scopriamo quindi cosa sono pesi e stili dei vostri font preferiti, e qualche altra curiosità!

    Proseguiamo questa rubrica con un approfondimento su alcune caratteristiche che possono influenzare i font: pesi e stili, se scelti nel modo giusto possono aiutare a migliorare la leggibilità di un testo.

    Point Size o Dimensione

    Il Point Size è un valore numerico che descrive in modo relativo la dimensione dei caratteri. Per esempio, se un font è “Times New Roman 12”, il numero “12” indica il Point Size.
    In tutti gli editor di testo è possibile modificare le dimensioni dei caratteri di un font. Scegliere il Point Size corretto quando si sviluppano le pagine di un sito web, è importante per incrementarne la leggibilità.
    Esempi di Point size o Dimensione

    Weight o Peso

    Il Peso di un font si riferisce allo spessore di un testo. Un font molto sottile viene definito “leggero” (light o thin), mentre un font più cicciotto è chiamato “grassetto” (bold) oppure “ispessito/pesante” (heavy).
    L’impiego di font con diversi pesi all’interno di un testo, ad esempio per distinguere i titoli dal corpo, può aiutare a rendere il copywriting più semplice di leggere.
    Esempi di Weight o Peso

    Italic o Corsivo, Roman o Tondo e Bold o Grassetto

    Roman (o tondo) descrive un font nella sua apparenza “normale”, ovvero come è stato ideato all’origine. Normalmente è la forma idealmente più leggibile e quindi quella più impiegata per i testi principali.
    Italic (o corsivo) è un effetto inclinato che viene dato ai glifi per dare l’idea di una scrittura (appunto) corsiva. Di solito il corsivo viene utilizzato per evidenziare delle citazioni da altre fonti.
    Bold (o grassetto) identifica l’ispessimento di un font Roman. Così come il corsivo, il grassetto viene impiegato per evidenziare alcuni passaggi o parole di un testo.
    Esempi di Italic o Corsivo, Roman o Tondo, Bold o Grassetto

    Baseline o Linea di Base

    La Baseline è una linea immaginaria su cui posano le lettere del font.
    Esempio di Baseline o Linea di Base

    Capline

    Capline identifica la linea immaginaria che identifica il limite superiore delle lettere maiuscole (capital letter in inglese)
    Esempio di Capline
    Con il termine Midline si intende la linea immaginaria che determina l’altezza massima delle lettere minuscole (escludendo ascendenti e discendenti).
    Esempio di Midline o Linea Mediana
    Tutte le linee – Baseline, Capline e Midline – servono a determinare le proporzioni per le ascendenti e le discendenti dei glifi di un font.

    x-height o Altezza della x

    La x-height è (letteralmente) l’altezza della “x”. Questa misure serve per determinare se un font è alto o basso.
    Esempio di x-height o Altezza della x
    Eccoci giunti alla fine di questa “terza puntata” che speriamo vi abbia aiutato a capire pesi e stili che possono influenzare e modificare i font!

  • WordPress: come gestire i video

    WordPress: come gestire i video

    Che si tratti di Blog oppure di un sito aziendale, i video sono diventati un importante strumento di comunicazione.
    Questo grazie soprattutto alla diffusione di dispositivi a basso budget (ad es. fotocamere e smartphone) che ci permettono di girare video in modo semplice e veloce.

    Metodi per caricare video in WordPress

    Partiamo come sempre dall’inizio.
    Abbiamo due strade per caricare video nel nostro sito WordPress:

    • caricarlo direttamente nei nostri Media
    • incorporarlo (embed) da una piattaforma esterna come YouTube&Co.

    Entrambe le procedure sono semplici e normalmente verrebbe da pensare che inserire il video direttamente nei nostri media sia più immediato, soprattutto perché ci evita l’apertura dell’ennesimo account sull’ennesimo social.
    In realtà non è così.

    Perché preferire l’embed al caricamento diretto

    Sono diverse le motivazioni che ci portano a consigliare la condivisione da piattaforme esterne, invece di caricare video direttamente.
    Vediamole nel dettaglio:

    1. Limiti di spazio sul server: la maggior parte degli hosting mette a disposizione un “tot” di spazio per il nostro sito, oltre a limitare anche la dimensione massima dei singoli file che possiamo caricare tramite WordPress. Se abbiamo la necessità di inserire un video, potremmo avere quindi un doppio problema: sia lo spazio a nostra disposizione sul server, sia il caricamento effettivo del file video.
    2. Eccessivo consumo di banda: un video di buona qualità arriva a pesare decine o centinaia di megabyte e spesso i nostri siti sono ospitati da server condivisi, in cui banda e risorse sono distribuiti tra le diverse installazioni. Supponiamo che la pagina del nostro sito dove è caricato un video di un centinaio di megabyte venga visualizzato da una decina di persone contemporaneamente, va da sé che il consumo di banda supererà quanto normalmente previsto da un hosting economico.
    3. Necessità di avere diversi formati video: questo capita soprattutto perché non tutti i browser riconoscono lo stesso formato (MP4, OGV o WebM). Anche se l’MP4 è ormai quasi universalmente supportato da tutti, per gli altri formati potrebbe capitare che il video non venga visualizzato, da qui la necessità di caricare più versioni dello stesso video, con la possibilità di avere i problemi di cui ai punti precedenti.
    4. Non tutti possono o vogliono vedere i video in HD: oltre al formato non supportato dai diversi browser, ci sono utenti che se connessi da mobile oppure residenti in zone ancora con connessioni lente, che non potranno visualizzare in modo corretto dei video troppo pesanti.
    5. Video poco fluidi: sarà capitato a tutti di guardare un video e avere difficoltà di riproduzione con ripetute pause e attese di caricamento infinite. Questo capita perché il video è on-site e la banda a disposizione è insufficiente oppure la connessione non è abbastanza veloce.

    In conclusione

    Il nostro consiglio spassionato è quello di sfruttare le piattaforme dedicate per condividere video sul vostro sito WordPress.
    Questo perché innanzitutto permettono di bypassare i “problemi tecnici” come lo spazio su server e la banda.
    In secondo luogo pensano loro a rendere compatibile il tuo file per la corretta visualizzazione su tutti i browser, evitandoci quindi di caricare più versioni e testarne la funzionalità. Inoltre saranno loro a trasmetterlo nel formato ottimale anche in base al tipo di connessione, per renderlo visibile nel modo più fluido possibile.
    Una considerazione parecchio importante riguarda invece la visibilità:  se il nostro video sarà caricato ad esempio su YouTube, è scontato che potranno visualizzarlo anche tutti gli utenti del social, non solamente chi raggiungerà il nostro sito.
    Anzi proprio la visualizzazione su YouTube potrebbe portare i visitatori a connettersi al nostro sito per approfondire un argomento, oltre a facilitarne la condivisione e di conseguenza anche la diffusione.
    Quindi, più il nostro contenuto video sarà interessante, più verrà condiviso, più si diffonderà in rete portando visualizzazioni che possono trasformarsi in follower e visite sul nostro sito.

    Ti è piaciuto questo articolo su come caricare video in WordPress? Scopri anche gli altri approfondimenti del Blog Acme!

     

  • SEO in pillole #3: attenti alle penalità di Google

    SEO in pillole #3: attenti alle penalità di Google

    Molti hanno la convinzione che le multinazionali sono il demonio e sarebbero disposti a qualunque cosa pur di “essere contro”. Ma è un dato di fatto che oramai la globalizzazione e internet stanno velocemente cambiando il mondo e la nostra quotidianità.

    Quindi, sappiate che questo modo di pensare potrebbe danneggiare tutto il vostro lavoro SEO. Già perchè se vi preme raggiungere un buon Page Rank su Google, dovete rispettare le regole che la multinazionale in questione (sul suo motore di ricerca) ha stabilito. Altrimenti il rischio è quello di incorrere nelle penalità di Google che non solo potrebbero farvi perdere visibilità, ma addirittura farvi bannare.

    Come abbiamo già spiegato in un precedente articolo, i motori di ricerca impiegano degli algoritmi per stabilire l’attendibilità e la reputazione di un sito web, ed assegnarne il posizionamento nei risultati.
    Migliore sarà la qualità dei link presenti nel nostro sito, migliore sarà anche la nostra reputazione agli occhi di Google. Allo stesso modo se i nostri link saranno scadenti, come quelli acquistati massivamente o peggio ancora se rimandano a siti già segnalati oppure già bannati da Google per comportamenti scorretti, verremo a nostra volta penalizzati.

    Anche i contenuti sono importanti e Google ha studiato degli algoritmi che riescono a capire se li abbiamo duplicati (oppure copiati da altri siti web) magari rimaneggiandoli malamente, riempiendoli di parole chiave che ne rendono la lettura poco fruibile.

    L’obiettivo che TUTTI i motori di ricerca stanno cercando di raggiungere negli ultimi tempi, è quello di riuscire a fornire risultati pertinenti e di qualità all’utente che effettua una ricerca.

    Fortunatamente “mamma Google” ci tiene ad avere contenuti buoni, accessibili e fruibili dai suoi utenti. Per questo ha creato e messo a disposizione di tutti la Google Search Console che ci consente non solo di capire come veniamo trovati e quali sono i nostri contenuti più ricercati, ma anche chi sono i siti che linkano alle nostre pagine, la qualità dei nostri link in uscita, se siamo visualizzati in modo ottimizzato anche da mobile e sopratutto ci dice come veniamo “letti” dagli algoritmi, segnalandoci eventuali problemi presenti nelle nostre pagine, così da correggere i nostri errori e prevenire le penalità di Google.

    Proviamo a fare una piccola check-list dei comportamenti da evitare per non farci penalizzare e perdere posizioni:

    [learn_more caption=”Evitiamo le penalità di Google”] Ricorda che il nostro sito per essere trovato ha bisogno dei motori ricerca, quindi rispetta le regole fin da subito per evitare di incorrere in penalità[/learn_more]
    [learn_more caption=”Siamo noi responsabili per il nostro sito”] Un motore di ricerca non toglierà una penalità solo perché non sapevamo che stavamo commettendo un’infrazione, quindi cerchiamo di stare attenti e fare scelte assennate[/learn_more]
    [learn_more caption=”Configuriamo e usiamo la Search Console”] Esiste, ci aiuta e funziona! Quindi perché non usarla anche per evitare le penalità di Google?[/learn_more]
    [learn_more caption=”Bassa qualità equivale ad alto rischio”] L’abbiamo già detto e non smetteremo mai di ripeterlo: link di bassa qualità, aumentano il rischio di essere penalizzati. Quindi: NON ACQUISTIAMO LINK a pagamento e non partecipiamo a campagne massive per lo scambio dei link. Se un algoritmo identifica il sito padre, in pochi secondi troverà anche tutti i suoi discepoli.[/learn_more]
    [learn_more caption=”Impostiamo i filtri anti-spam”] Se scopriamo un sito appartenente ad una link farm che ha un collegamento al nostro sito, dobbiamo inserire un filtro antispam per bloccarlo e segnalarlo a Google [/learn_more]
    [learn_more caption=”Controlliamo le Query”] Accertatevi che il vostro sito non faccia uso di query automatiche che sfruttano le api di Google e che contravvengono alla politica aziendale. [/learn_more]
    [learn_more caption=”Non duplichiamo i contenuti”] Evitiamo di creare pagine che riportano sempre lo stesso contenuto, modificando solo la parola chiave: Google se ne accorge![/learn_more]
    [learn_more caption=”Non esagerare con gli annunci”] Se le nostre pagine contengono pochissimo testo originale e sono piene zeppe di annunci, siamo a rischio di penalità[/learn_more]
    [learn_more caption=”Non sbeffeggiate la SEO”] Ebbene si, è successo: siti che affermavamo che la SEO era una “stronzata” sono incappati nelle penalità da Google perché diffamanti[/learn_more]

    In conclusione, il modo migliore per fare SEO è creare contenuti di qualità e interessanti, con link genuini che ci creino una reputazione solida.
    Evitiamo le scorciatoie ed armiamoci di un po’ di pazienza, perché alla fine il nostro duro lavoro e la costanza verranno premiati!

  • Tipografia #2: i Font

    Tipografia #2: i Font

    Leggibilità è il mantra di web designer e sviluppatori di siti internet. Perché un glifo non deve essere solo bello, ma anche chiaro e leggibile.
    Quindi è davvero importante conoscere cosa compone un font e quali possono essere le differenze che li distinguono.

    Come promesso, dopo il primo articolo di questa Rubrica, è arrivato il momento di proseguire l’approfondimento dell’argomento Tipografia.
    Prima di iniziare ad approfondire l’argomento “Font”, dobbiamo fare una considerazione importantissima: il 75% delle informazioni di lettura vengono acquisite tramite la visione della parte centrale delle lettere.
    Questo significa che le parti che compongono i glifi devono rispettare alcune proporzioni per non inficiare la leggibilità del nostro testo.

    Le Proporzioni

    Tutti i glifi poggiano su una Baseline (o linea base), e hanno come riferimento una Midline (o linea mediana) che viene calcolata sull’altezza della “x” minuscola (ovvero la x-height). Però non tutti i caratteri rientrano completamente tra queste due guide: esistono infatti lettere che si allungano verso l’alto o verso il basso e presentano dei bracci chiamati ascendentidiscendenti.
    Tornando alla questione della leggibilità, ci è chiaro ora perché è molto importante che la parte centrale delle lettere non sia troppo piccola rispetto alle ascendenti e alle discendenti, altrimenti il nostro testo potrebbe essere non solo sproporzionato e “brutto” ma anche troppo difficoltoso la leggere.
    Proporzioni

    Font

    Conosciuto anche come “carattere tipografico”, Font è un termine ampio che comprende lo stile, la grandezza ed il peso di un testo. Font molto conosciuti sono ad esempio “Arial” e “Times New Roman”.
    La scelta del Font influenza il modo in cui l’utente fruisce del nostro sito web. Differenti Font hanno differenti personalità, che possono produrre un effetto diverso, anche in modo molto sottile, sulla percezione del messaggio da parte del lettore.
    Esempio di Font

    Serif (o Graziato)

    Un “Serif” è una piccola appendice che è presente al termine delle linee di un carattere. I Font che presentano questa particolarità vengono appunto chiamati Serif Font (o Graziati in italiano).
    Questo tipo di font è stato tradizionalmente impiegato nel corpo del testo per le stampe di libri e giornali ed era il carattere usato nelle macchine da scrivere.
    Quindi usare un Graziato per i testi del nostro sito potrebbe essere una buona idea se vogliamo richiamare lo stile vintage di una pagina stampata.
    Serif o Graziato - Esempio: Times New Roman

    Sans-serif (o Bastoni)

    Sans-Serif è un carattere “senza Serif”, ovvero lettere che terminano in modo preciso e netto.
    La semplicità dei font Bastoni cattura l’attenzione del lettore rendendoli ideali per enfatizzare i titoli.
    Il contrasto tra i Bastoni e i Graziati è il principio fondamentale per cui utilizzarli insieme, nelle diverse parti che compongono la nostra pagina, ci aiuta a guidare l’utente nella lettura di un testo.
    Sans-serif o Bastoni - Esempio: Arial

    Script (o Calligrafici)

    Questi tipi di font simulano la scrittura a mano libera.
    Sono tornati molto di moda negli anni scorsi, con il proliferare dei blog personali, quasi “casalinghi”, perché riescono a trasmettere la sensazione di qualcosa di intimo, come erano le lettere tradizionali scritte a mano che si spedivano una volta.
    Vengono diffusamente utilizzati per i loghi ed titoli di siti dedicati al mondo femminile.
    Script o Calligrafico - Esempio: Comforter Brush

    Originali

    Si tratta di font con caratteri molto particolari, che hanno un uso ristretto se non addirittura mirato.
    Anche se molto belli e “scenografici”, risultano quasi sempre poco leggibili.
    Originali - Esempio: Zengo
    Eccoci giunti alla fine di questa “seconda puntata”, ma arriverà presto un nuovo aggiornamento di questa rubrica, perché ci sono ancora tantissime cose da scoprire ed imparare sulla Tipografia!

  • Web Design: anche il Copywriting è importante!

    Web Design: anche il Copywriting è importante!

    Web Design non significa solo grafica, stile e colori, ma anche una buona impostazione dei testi. Per questo è importante che il Copywriting sia “in sintonia” con l’impostazione visiva che diamo al nostro sito.

    Cosa si intende per Copywriting sul web

    Copywriting è l’azione di creare dei testi che inducano l’utente a compiere un’azione.
    Questo suona molto simile al concetto di “design efficace”, che è centrale anche nelle realizzazioni grafiche, così la ovvia conclusione di questo “accostamento ” è che grafica e testi devono lavorare insieme.

    Ma insieme non è sufficiente. Devono essere anche in armonia, ovvero utilizzare lo stesso “tono”.
    Ad esempio: se progettiamo una landing page divertente e dal design giocoso, anche il copywriting dovrà essere divertente e giocoso, altrimenti chi leggerà si troverà disorientato da messaggi contrastanti.
    Va da sé poi, che un utente confuso quasi certamente non diventerà un cliente/follower.

    Come fare un buon lavoro di Copywriting?

    La base per produrre un buon lavoro di “Copy” è sicuramente fare delle ricerche. E sono due i punti da cui partire:

    • I Competitor: cosa piace dei siti dei nostri concorrenti? Quale “tono” usano nei loro messaggi? Come possiamo differenziarci da loro? Occorre trovare un modo di comunicare che ci renda diversi e unici.
    • I Clienti: cosa pensano i nostri clienti/utenti? Sarebbe bello poterlo chiedere direttamente a loro, ma nella maggior parte dei casi questo non è possibile. Però possiamo documentarci attraverso i forum e le recensioni, per capire come ragionano e quali sono i loro feedback.

    Una volta completata la ricerca, possiamo sviluppare un’idea di come indirizzare il nostro copywriting.

    Attenzione però, nella stesura della prima bozza dei nostri testi, dobbiamo tenere presente due concetti molto importanti: benefici e USP.

    I benefici sono più importanti delle caratteristiche

    Le persone vogliono sapere cosa puoi fare per loro, quale problema tu o il tuo prodotto potete risolvere, e non come lo fai o come funziona quello che vuoi vendere.
    Ad esempio, se stiamo realizzando il sito web per un parrucchiere, quale di queste frasi sembra poter risolvere un problema:

    [box type=”shadow”] “4 stazioni di taglio” oppure “Niente più lunghe attese con le nostre 4 stazioni di taglio“[/box]

    Nella seconda il cliente può vedere chiaramente il beneficio (niente più attese), mentre la prima comunica solo una caratteristica del salone.
    Quindi, ricorda che i tuoi messaggi devono essere benefits-oriented, cioè “orientati al beneficio”.

    Non dimenticare la USP

    Unique Selling Propositionin italiano argomentazione esclusiva di vendita.
    Praticamente un breve headline che attiri l’attenzione, focalizzato su un “unico argomento di vendita”, dove per unico s’intende una caratteristica propria di un prodotto/servizio che non è appannaggio della concorrenza.
    Di solito questa frase è inserita in evidenza e all’inizio pagina un po’ più grande rispetto al resto del testo.

    Revisionare e correggere le bozze

    Il passo successivo, appena terminata la stesura delle bozze è: andare a dormire!
    Non stiamo scherzando… davvero!
    Prendetevi una notte di stop prima di riprendere in mano il lavoro di copywriting che avete fatto. Questa pausa serve a darvi modo di rileggere il vostro lavoro con occhio critico.

    Si perché la prima cosa da fare adesso è tagliare: eliminiamo le frasi superflue e ripetitive, accorciamo e miglioriamo l’esposizione dei concetti con frasi semplici ed evitiamo i periodi troppo arzigogolati.
    I testi di un sito web devono essere immediati e non troppo lunghi.

    Una volta tolto tutto il superfluo, la cosa più importate è trovare e correggere gli errori (o anche orrori) di ortografia.
    Rispetto ad un articolo di Blog, il Copywriting per i siti web ha molto meno margine per gli errori.

    Leggi, rilleggi e correggi!

    Se necessario chiedi ad un amico, alla fidanzata o alla zia di rileggere i tuoi testi e di cercare tutti gli errori.
    Un utente che si ritrova a leggere testi pieni zeppi di inesattezze, non avrà una buona impressione di te e difficilmente comprerà il tuo servizio o prodotto.

    Ovviamente non si diventa copywriter in un giorno, ma magari questi piccoli Tips&Tricks possono aiutarvi a non commettere errori grossolani e controproducenti.
    Perché essere dei Blogger non significa essere anche dei Copywriter! Parola di ACME!

  • SEO in pillole #2: per scalare il Ranking con la SEO ci vuole pazienza!

    SEO in pillole #2: per scalare il Ranking con la SEO ci vuole pazienza!

    Avete presente quelli che promettono di scalare il ranking di Google in un lampo? Ecco… non fatevi prendere per il naso, per fare la SEO ci vuole pazienza.

    Sarà capitato anche a voi di ricevere email o adocchiare pubblicità on-line che promettono di farvi arrivare nella prima pagina di ricerca su Google in pochissimo tempo, e quasi sempre a prezzi a dir poco “pazzi”.
    Bè… non diciamo che sia per forza una fregatura, ma assicuratevi bene di quale sia l’effettivo servizio offerto, perché noi ne siamo certi: per migliorare il PageRank di un sito con la SEO serve (tanto) lavoro e un discreto lasso tempo.

    Ma facciamo un passo indietro.
    Che cos’è il “PageRank”? Semplificando all’estremo si può definire come la popolarità di un sito. Ed indovinate chi l’ha inventato? Google!

    Questa popolarità viene innanzitutto data dai link ad altri siti pertinenti. Ovviamente più sono e meglio è… ma soprattutto più alta è la qualità di questi link (ovvero maggiore è la pertinenza e la popolarità dei siti che linkiamo) e più si alzerà il nostro “ranking”.
    Esistono degli algoritmi che rendono possibile l’indicizzazione del materiale presente in rete, e che utilizzano il grado di popolarità di una pagina web per definirne la posizione nei risultati di ricerca, ma questo non basta! Tengono conto anche della pertinenza del contenuto di una pagina, nonché delle pagine correlate, con i termini ed i criteri della ricerca effettuata dall’utente. Altro importante elemento nell’analisi è relativo alla diffusione e alla popolarità dell’argomento trattato.

    Quindi ecco svelato il mistero del “tempo” necessario a posizionare un sito sui motori di ricerca: serve a noi per costruire una “reputazione” al nostro sito con contenuti di qualità, interessanti e ottimizzati, e serve ai motori di ricerca per esaminare le nostre pagine anche a distanza di settimane per mappare le parole chiave, gli aggiornamenti, e soprattutto i nostri link.
    Per questo è fondamentale tenere sotto controllo l’andamento delle visualizzazioni delle nostre pagine, per capire quali sono le parole chiave che funzionano, quali pagine vanno migliorate e quali invece non producono ricerche. Perché non esiste una “formula magica” che funziona sempre… la SEO deve essere realizzata su misura, sul nostro sito, sul nostro pubblico e anche in base all’evolversi degli algoritmi… le cui esigenze possono modificarsi nel tempo.

    Ecco quindi i consigli in pillole per la SEO, che dobbiamo ricordarci quando decidiamo di creare un sito web:

    [learn_more caption=”Due siti non sono mai identici”] Una strategia SEO che funziona benissimo per un sito, non è detto che sia altrettanto performante su un altro[/learn_more]
    [learn_more caption=”I risultati della SEO non sono istantanei”] La SEO inizia a lavorare nel momento in cui viene fatta, ma i risultati non sono visibili altrettanto velocemente[/learn_more]
    [learn_more caption=”Più è nuovo il tuo sito, più pazienza devi avere”] Ci vuole tempo per creare autorevolezza e credibilità, e fintanto che le stai ancora affinando, non puoi pensare di superare il ranking di siti più vecchi che hanno già una reputazione consolidata.[/learn_more]
    [learn_more caption=”Non pensare mai che il tuo sito sia finito”] Se vuoi continuare a migliorare la tua posizione sui motori di ricerca, attirare più visitatori e fare più vendite, devi continuamente aggiungere contenuti e migliorarlo.[/learn_more]
    [learn_more caption=”Segui gli aggiornamenti degli algoritmi”] Per ottenere un buon ranking e continuare a migliorarlo, devi adattare la tua strategia SEO ai cambiamenti che vengono fatti nel tempo agli algoritmi di analisi[/learn_more]

    Se ti perso gli articoli precedenti: scopri Cos’è la SEO e i primi passi per portare visitatori al tuo sito!

  • Tipografia #1: piccole basi per il Webdesign

    Tipografia #1: piccole basi per il Webdesign

    Tipografia nella concezione moderna significa “la tecnica e l’attività del comporre e stampare, o anche l’insieme delle arti grafiche“. Il linguaggio verbale è rappresentato tramite le lettere, e le lettere vengono accostate e impaginate per creare composizioni e comunicare.

    La progettazione di un elemento abbastanza complesso come la redazione di un testo, non coinvolge solo il lato puramente compositivo e stilistico dello “scrivere“, ma anche quello estetico/funzionale di fruizione di uno scritto e comunicativo nella chiarezza del messaggio.
    Questa nuova Rubrica vuole essere un piccolo vademecum in pillole, sui termini tipografici più importanti e più utilizzati, o comunque “quelli da sapere“… per riuscire a capire come scegliere un font, cosa lo compone e come poterlo gestire al meglio per fare un Copywriting non solo ottimizzato dal punto di vista dei contenuti, ma anche della tipografia!

    Glifo

    Il Glifo è la più piccola particella che compone un font e può avere qualunque significato. Glifi possono essere le lettere, i numeri, la punteggiatura e qualsiasi altro carattere.
    Se dobbiamo scegliere un font per un sito web o qualsiasi altra produzione, è importante valutare se questo dovrà essere prodotto in diverse lingue. Questo perché occorre controllare che il carattere tipografico scelto includa tutti i glifi necessari (caratteri speciali, accenti particolari, ecc).
    Esempi di Glifo

    Kerning o Crenatura

    Il Kerning o Crenatura indica la riduzione dello spazio in eccesso fra coppie specifiche di caratteri, con lo scopo di diminuire gli spazi bianchi antiestetici e dare un aspetto più omogeneo al testo e varia in funzione delle diverse parti che compongono il carattere.
    Il Kerning è particolarmente importante nel Web Design perché può sottilmente influenzare il modo in cui le persone percepiscono un testo. Se non viene usato il Kerning, le lettere di un testo potrebbero apparire o troppo appiccicate o troppo distanti, quindi, quando dobbiamo scegliere un font sarebbe meglio provare a scrivere un piccolo paragrafo per verificarne la leggibilità.
    Esempi di Kerning o Crenatura

    Tracking o Spaziatura

    Il Tracking o Spaziatura è l’aggiustamento complessivo dello spazio tra le lettere di un testo.
    Si differenzia dal Kerning in quanto si tratta di una regolazione uniforme della spaziatura dei caratteri, piuttosto che una rettifica delle distanze tra i singoli caratteri.
    Per esempio è utilizzato per allargare o comprimere un testo perché possa occupare uniformemente lo spazio di un pulsante.
    Esempio di Tracking o Avvicinamento
    Se volete approfondire l’argomento Kerning/Traking potete trovare maggiori informazioni in questa piccola guida.

    Leading o Interlinea

    Il Leading o Interlinea, è lo spazio verticale che separa due righe di testo.
    La corretta distanza dell’interlinea aiuta gli occhi del lettore a leggere in modo scorrevole, aumentandone la leggibilità. Altrimenti, un’interlinea sproporzionata potrebbe dare l’effetto di un testo sgraziato se le righe saranno troppo vicine, oppure incoerente e difficile da seguire se troppo lontane.
    Esempio di Leading o Interlinea
    Speriamo che questo primo articolo possa aver chiarito qualche dubbio e approfondito certe definizioni.
    Il mondo della Tipografia è non solo estremamente vasto, ma anche molto interessante, dato che ha radici lontane nel tempo… quindi aspettatevi presto nuovi approfondimenti si questo affascinante argomento!

  • Quando aggiornare il sito?

    Quando aggiornare il sito?

    Aggiornare il sito web aziendale, fare un restyling della grafica e dei contenuti, possono sembrare delle questioni marginali nella gestione imprenditoriale.

    Come fruitori di internet ci siamo adattati all’utilizzo di connessioni veloci e – con la diffusione di tablet e smartphone – di nuovi strumenti indispensabili per interagire con il mondo ed essere sempre “on-line”.
    Possiamo ben capire quindi come i nostri clienti e i nostri interlocutori avranno un occhio particolarmente attento alla nostra immagine, valutando il nostro stare al passo con la vorticosa evoluzione di internet come requisiti fondamentali per instaurare un primo contatto.

    Le tendenze web sono chiare: le visite dai dispositivi mobile sono sempre più in aumento e i tempi medi di visita sono in calo.

    Il visitatore tipo vuole ottenere prodotti, servizi e informazioni con la stessa rapidità e con la stessa modalità con cui mette un like su facebook o legge un messaggio da whatsapp e per conquistare questi nuovi consumatori dobbiamo avere un sito che risponde perfettamente a queste nuove esigenze, che abbia una ottima usabilità e che i contenuti siano di qualità e perfettamente coerenti con i termini di ricerca che lo hanno condotto a noi.

    Solo così acquisiremo un nuovo contatto, miglioreremo la nostra brand reputation e ci dimostreremo una azienda attenta ai bisogni dei clienti.

    Vediamo allora il perchè e il quando arriva il momento di aggiornare il sito aziendale:

    [box]Il tuo sito è “vecchio”?

    Un sito è vecchio quando utilizza una tecnologia obsoleta, come ad esempio animazioni Flash. Quando è poco fruibile e di difficile consultazione su display attuali a risoluzione elevata. Quando non funziona correttamente su tutti i browser.

    In questo caso, l’immagine che dai ai tuoi clienti, ma soprattutto ai visitatori che ancora non ti conoscono, è di una azienda obsoleta e che non si tiene aggiornata.[/box]

    [box]Il tuo sito non è “mobile friendly?

    Proviamo ad aprire il nostro sito su un dispositivo mobile: se la navigazione ti costringe a innumerevoli acrobazie con le dita per poter riuscire a leggerne i contenuti sicuramente il tuo sito necessita di un adattamento responsivo. Inoltre a breve Google procederà con l’aggiornamento dei propri indici, dando ancora maggiore priorità ai siti web responsivi e quindi adatti alla visualizzazione / consultazione da smartphone e tablet.

    Se il tuo sito non è responsive, non solo verrai drasticamente penalizzato nelle ricerche di potenziali clienti, ma anche quelli che consulteranno il tuo sito abbandoneranno subito la pagina per la difficoltà di navigazione.[/box]

    Quindi?

    Se il tuo sito rientra in anche solo uno dei due scenari appena descritti, è arrivato il momento di aggiornarlo!
    Ed i benefici di un intervento ponderato possono essere diversi:

    • un sito web attuale può diventare un potente strumento di comunicazione con i tuoi attuali e potenziali nuovi clienti
    • darà la percezione che la tua attività si tiene al passo con le nuove tecnologie a 360°
    • ormai è un dato di fatto: il web sta diventando sempre di più un luogo il cui far crescere e conoscere il proprio business

    Acme può aiutarti

    Il Team Acme è qui per aiutarti a capire se è arrivato il momento di mettere mano al tuo sito, che genere di intervento apportare e come mantenere e incrementare il tuo attuale posizionamento.
    Contattaci per una prima consulenza gratuita e senza impegno, effettueremo un’analisi della tua immagine e presenza web per valutare insieme quali strategie adottare per il tuo business e la tua azienda.

  • SEO in pillole #1: No SEO No Visitors

    SEO in pillole #1: No SEO No Visitors

    “No SEO No Visitors”.
    Non stiamo parlando di uno spin-off di una serie televisiva degli anni ‘80: nessun alieno venuto dallo spazio per conquistare la terra, ma, se vogliamo, un nemico forse più pericoloso per chi – oggi – vuole ottenere risultati consistenti dal proprio business.

    Stiamo parlando della mancanza di visitatori dovuta a un atteggiamento superficiale nell’ottimizzazione delle nostre parole chiave.
    Esistono anche altri mezzi per portare visitatori sul nostro sito, attività social in primis.
    Così però si perde tutta quella fetta di pubblico interessato ai nostri servizi/prodotti/informazioni che usano un motore di ricerca.
    Nella frenesia del mondo globalizzato, per appagare un bisogno che si presenta in un determinato momento, ci siamo abituati a volerlo soddisfare nell’immediato, per passare subito alla necessità successiva.

    Con il termine SEO (Search Engine Optimization) intendiamo tutte quelle operazioni messe in atto per “dire” ai motori di ricerca quali prodotti e quali servizi possiamo offrire ai nostri visitatori. Una frase che si sente spesso in queste circostanze è che «ci sono clienti che stanno cercando proprio te»; tramite la SEO non faremo altro che farci trovare da queste specifiche persone.
    Esistono ovviamente anche altri mezzi per portare visitatori al proprio sito: attività sui social network, campagne pubblicitarie, newsletter. Tutte queste operazioni però presuppongono un lavoro e un investimento costante per attrarre i visitatori; visitatori spesso non profilati che quindi non ci portano nuove vendite o interazioni.
    Il grande vantaggio dei motori di ricerca è che portano traffico al nostro sito in maniera passiva e soprattutto – se i nostri prodotti sono correttamente indicizzati – di qualità.

    Ecco quindi lo scopo di questa Rubrica: sintetizzare in pillole alcuni consigli o dritte, che a volte magari possono sembrare anche banali, ma che potremmo tendere a dimenticare quando scriviamo un articolo o creiamo una pagina di contenuti per il nostro sito.

    Iniziamo subito con i primi 5 consigli:
    [learn_more caption=”Niente SEO significa niente visitatori dai motori di ricerca”] Se non fai SEO i motori di ricerca non possono categorizzare e classificare il tuo sito in base alla parole chiave rilevanti per il tuo business[/learn_more]
    [learn_more caption=”Sia l’On-Site SEO che l’Off-Site SEO sono necessari”] Non puoi ottenere buoni risultati facendo l’uno senza l’altro (leggi qui cosa sono il seo “on-site” e “off-site)[/learn_more]
    [learn_more caption=”Inizia a fare la SEO adesso”] Più aspetti ad iniziare, più riusciranno ad avanzare i tuoi competitors, e più difficile diventerà ottenere un posizionamento migliore di loro.[/learn_more]
    [learn_more caption=”Conosci i tuoi concorrenti”] Scopri cosa fanno in termini si SEO “on-page” e “off-page” i siti che si trovano nella prima pagina dei risultati di ricerca, per le parole chiave che vuoi utilizzare anche tu.[/learn_more]
    [learn_more caption=”Quando sottoporre il tuo sito ai motori di ricerca”] Anche se i motori di ricerca si sono evoluti è necessario notificare loro le creazioni di nuovi siti web, mentre non serve nel caso di nuove pagine all’interno di un sito esistente e già mappato[/learn_more]